Recensione di Leggere Distopico

Il 2018 si apre con una nuova recensione per Morte di Stato. Riccardo Muzi per il blog “Leggere Distopico” ha infatti riservato belle parole, ricche di significato, ed eccellenti paragoni. Vi invito a leggerla al seguente indirizzo (clicca qui).

Inoltre, sempre per Leggere Distopico, si è svolta una Giornata Autore a me dedicata all’interno del gruppo Facebook riservato agli iscritti. Qui gli utenti hanno potuto partecipare a un giveaway gratuito che metteva in palio una copia del libro e per tutto il giorno, in una sorta di maratona non-stop, mi hanno rivolto domande interessanti al quale ho potuto rispondere con vero piacere. Tempo permettendo, prossimamente ne riporterò qui alcune.

Come sempre, in apertura del post, un breve estratto grafico composto da alcune delle frasi con le quali il recensore ha descritto o commentato il libro. Sullo sfondo, uno dei disegni presenti all’interno del libro, riprodotto parzialmente.

Di seguito si riporta integralmente la recensione.

Quando lessi per la prima volta “Il tallone di ferro” di Jack London, una delle prime distopie moderne, mi imbattei nella cosiddetta “fantascienza verista”. La definizione che suona quasi come un ossimoro mi aveva colpito, appunto, per il forte contrasto concettuale. Mentre sfogliavo “Morte di stato” questa sensazione antitetica che aveva attirato la mia attenzione, ha fatto capolino facendosi sentire nuovamente . Chiudendo il libro, dopo aver letto l’ultima frase, non ho avuto più dubbi sul romanzo di Ruben Trasatti: è un germoglio di “fantascienza verista”.

Nel 2030, Roma non ha risolto nessuno dei suoi annosi problemi anzi, forse, li ha amplificati. Nelle sue vie, si aggira il quotidiano movimento di Nicola Balestrieri, impiegato dell’Agenzia per il Controllo del Cittadino Europeo, l’ente tutore della nuova legge sulla “morte statale”. Promulgata dallo Stato Unito d’Europa, di cui l’Italia fa parte, la direttiva costringe alla dipartita chi si avvia a raggiungere un certo limite di età. La ricetta economica dell’Europa del futuro è servita: abbassare le aspettative di vita e creare una società senza pensionati.

La narrativa diretta e semplice di Trasatti ci accompagna nei drammi di una società, che temporalmente è dietro l’angolo, e allo stesso tempo ci costringe a guardare negli occhi la realtà dell’odierno. Quando è lo Stato a sbagliare, come si deve comportare un onesto dipendente pubblico? La risposta a questa domanda viene, mano a mano, generata dalle sembianze, dalle fattezze, dai pensieri , dai sentimenti e dai difetti di Nicola Balestrieri che cerca di sfuggire allo spaventoso riverbero creato dall’assurdità di alcune leggi. L’Europa 2.0, con la sua spaventosa intelaiatura politica e amministrativa, però non dà fastidio a tutti, ed è proprio questo l’aspetto più inquietante del romanzo: perché le cose possono cambiare e virare verso il peggiore dei mondi possibili senza trovare alcun ostacolo. Ma l’umanità riserva, per fortuna, delle sorprese , e non solo negative. Esattamente in queste situazioni di conflitto assume un significato fondamentale la parola: resistenza.

“Morte di Stato” parla del presente ma lo coniuga al futuro. Capire quale dei due tempi verbali sia più preponderante sarà compito del lettore.

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