Recensione di Amante dei libri (con intervista!)

Una nuova recensione per Morte di Stato, questa volta a cura del blog Amante dei libri. Riassume bene di cosa si parla nel romanzo e ci sono anche alcune foto che ritraggono i disegni e l’impaginazione.

In particolare, l’autrice del blog ha saputo proporre e realizzare un’intervista con domande molto interessanti (anche difficili, devo dire). I motivi che hanno portato a intitolare “Morte di Stato” il romanzo, cosa ne penso della situazione economica e sociale di oggi, quanto c’era di mio nel libro, etc… Io ho cercato di rispondere al meglio per trasmettere un po’ del mio pensiero.

Vi invito a leggerla! Potete farlo cliccando qui.

In apertura, un breve estratto grafico composto da alcune delle frasi con le quali il recensore ha descritto o commentato il libro. Sullo sfondo, uno dei disegni presenti all’interno del libro, riprodotto parzialmente.

Di seguito si riporta la recensione integralmente.

“E’ questa città. Forse ho capito perché i miei si sono voluti trasferire qui a Frosinone, abbandonando Roma. La gente che ci abita non è viva, è morta”.

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Quando un lettore decide di acquistare un libro, spesso lo fa spinto da una recensione o dal gusto personale. Altri, ricercano nei libri il senso o spiegazioni a determinati fatti della vita. Morte di Stato, appartiene a quei libri che sono pronti a dare una prospettiva su uno di questi. Ruben Trasatti ci parla dello Stato, dell’organizzazione interna e di una possibile soluzione (drastica!) in campo lavorativo.

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Chi non sarebbe felice di andare in pensione a 60 anni? E’ una domanda che si è posto il Governo e che decide di mettere in atto. Alla base di questa decisione, vi è il desiderio di sostenere le giovani generazioni. A 70 anni, l’anziano lavoratore decide di morire, lasciando il posto al prossimo che occuperà la sua mansione sino a che non arriverà il suo giorno. Siamo in una Roma futura, precisamente nel 2030, i cittadini hanno accettato di buon grado tale soluzione e tra questi vi è Nicola Balestrieri, giovane impiegato dell’agenzia per il Controllo del Cittadino Europeo. Tale ente è nato con la costituzione dello Stato Unito d’Europa. Nel suo ruolo, Nicola è chiamato a far rispettare le volontà dello Stato e quindi, anche ad accompagnare il padre alla morte, nel suo momento. Tuttavia, Nicola ad un certo punto si trova diviso tra la morale e il dovere ed i dubbi iniziano ad affiorare nella sua mente.

Trasatti scrive un romanzo dispotico/fantascientifico che ha come protagonista un’Europa futura contaminata da una nuova ideologia. L’ideologia che sta alla base comporta un ritorno al passato abbiamo anziani malati, uccisi e quindi, lavoratori che arrivano alla fine del loro percorso lavorativo non vengono “premiati” con la pensione, bensì vengono accompagnati alla fine della loro vita. Per i servitori dello Stato, questa nuova organizzazione serve a difendere i diritti dei cittadini e a renderli fedeli allo Stato. Questo, perché in maniera ingannevole vengono favoriti i giovani a discapito degli anziani. La questione è: Chi è lo Stato per decidere quando porre fine ad una vita? E soprattutto, chi pensa a quello che loro fanno a noi? Trasatti parla dell’importanza del lavoro ma ci fa comprendere anche quanto le persone farebbero per ottenere potere e successo. Le illustrazioni presenti nel libro sono esplicative dei pensieri di Nicola, il giovane impiegato che entra in crisi ed inoltre, attraverso certe immagini si spiegano diversi contenuti. Nicola è l’eroe che si pente delle sue scelte, prima con Lucia (l’amore della sua vita) e poi in campo lavorativo. Egli, cerca di rimediare agli errori che ha commesso ad ogni costo ma ciò non sarà semplice.

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Lo stile del libro è politico-economico perché tratta tematiche ed aspetti che fanno parte della politica e del piano economico dell’Europa di oggi. Senza ombra di dubbio, il libro non si propone come un manuale chiarificatore o come una guida ma vuole essere un libro che porti il lettore a riflettere. Chiunque si approccerà alla lettura di “Morte di Stato” comprenderà sin da subito i suoi elementi di forza, poiché esso tocca aspetti che stanno molto a cuore al lavoratore di oggi. Spesso, si sente in televisione o si legge nei giornali, dei problemi relativi alla pensione o dei giovani disoccupati. Purtroppo, lo Stato non fa nulla o per lo meno si cerca di trovare soluzioni che poi non risolvono nulla. L’idea alla base del libro per certi versi è surreale, perché non si può pensare di togliere la vita agli anziani per dare un posto di lavoro ai giovani. Tuttavia, è anche vero che se gli anziani non vanno in pensione, quando ci andranno i giovani? E’ un tema davvero delicato su cui tutti hanno dato la loro opinione senza trovare un rimedio. Ci si chiede se siamo davvero di fronte alla fine dello Stato o se in realtà il peggio deve ancora venire.

“L’uomo è alla continua ricerca dell’amore: se ci pensi è alla base della nostra esistenza. Nasce come frutto dello stesso amore tra due individui e cresce alla ricerca dell’amore. E quando lo avrà trovato, ricambierà a sua volta”.

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Consiglio di leggere questo libro per avere delle idee chiare su come a volte lo Stato pensa ed agisce, per comprendere cosa siamo e non siamo disposti a fare pur di lavorare. Perdere o accantonare i nostri valori non è la soluzione più adeguata per risolvere un problema che sta alla radice del sistema, anzi stiamo solo contribuendo a portare avanti una situazione ingestibile. Morte di Stato è un libro che fa riflettere, che fa paura per quanto sia vero. Duro e crudo, reale ed angoscioso ma che alla fin fine riesce a donarti speranza. Per comprendere al meglio il lavoro e le idee dell’autore, vi segnalo qui di seguito una mini intervista che vi chiarirà alcune cose su “Morte di Stato”:

Intanto la ringrazio per avermi affidato la lettura del suo romanzo.

Grazie a lei Graziana, in particolare per la disponibilità dimostrata!

Morte di Stato. Come mai questo titolo? Pensa che lo Stato in cui ci troviamo a vivere sia in declino?

È un titolo nato spontaneamente di pari passo con la stesura del primo capitolo, che è in realtà il numero 15. Quando ho iniziato a scriverlo, più di due anni fa, non c’era un incipit né un protagonista. Solo eventi dal forte impatto, in cui immaginavo il ritorno di un fascismo applicato agli immigrati. I segnali c’erano e ci sono tutt’ora. Da lì è nato tutto il resto, ed è diventato centrale il tema dello Stato che in un futuro prossimo uccide i pensionati per favorire i giovani e l’economia. Direi che l’Italia di oggi è in declino nel rapporto col cittadino, una rottura difficile da recuperare se si continuano a mettere in primo piano numeri e conti. Ma è un problema globale, che prima o poi le società dovranno affrontare. E temo per come verrà affrontato.

Cosa pensa della situazione economica-sociale di oggi?

Che regna l’immobilismo, dal Governo fino alla più piccola azienda nostrana. Non c’è più voglia di rischiare, nemmeno quando gli indicatori dicono che lo si potrebbe fare. Con le mie prime esperienze lavorative ho imparato che si guarda troppo al breve termine, al porto sicuro. Non c’è lungimiranza, non esistono larghe vedute. Se applico questo modus operandi alla maggior parte delle aziende presenti sul Paese, è chiaro il motivo per cui noi come popolo manchiamo di ambizione. Poi mi metto a ridere quando pensano di risolvere la situazione dei giovani prorogando l’età pensionabile. Siamo arrivati a uno stallo: se pensioni prima, aumenti le sofferenze economiche statali; se pensioni dopo, la disoccupazione giovanile non diminuisce. Spero a nessuno venga in mente la soluzione di “Morte di Stato”!

La vera morale insita nel romanzo è l’attenzione e l’amore verso gli altri, quanto amore mette nei rapporti che intrattiene? Si rivede in Nicola o Roberto?

Il mio amore è spesso mal interpretato, forse perché non riesco a trasmetterlo nel modo giusto o quantomeno non riesco a farlo sintonizzare sulla stessa frequenza dell’altra persona. Col tempo mi sono costruito un guscio protettivo, per non rimanere deluso o crearmi false aspettative. Apro quel guscio solo quando ormai si è creato un clima di fiducia. Offro il massimo, e pretendo altrettanto… desidero che le persone a cui voglio bene siano attente ai dettagli quanto me. Mi rivedo di più in Nicola: la timidezza, le insicurezze… ma anche il coraggio di cambiare e buttarsi quando necessario.

Si è lasciato ispirare da letture in particolare?

Mentirei se dicessi di non aver mai letto “1984” e di non essere influenzato dalle caratteristiche del genere. Ma a parte questa conoscenza di base, non ci sono state letture in particolare che hanno ispirato “Morte di Stato” e, anzi, ho scelto di non leggere niente che si avvicinasse alla mia storia. Non l’ho fatto per presunzione: ad esempio, per tutt’altro progetto, ho già letto molto e dovrò leggere ancora molto. L’autore deve capire in autonomia quando è necessario cercare dei riferimenti.

Quanto c’è di lei in questo libro?

Tanto, forse troppo. Non a caso con il mio editor Domenico Russo ho eliminato un numero considerevole di parti che non permettevano ai personaggi di fuoriuscire per come dovevano, senza considerare i tagli riguardanti fatti che mi sono accaduti. Nicola è un po’ cucito su di me, per diverse ragioni: è il mio primo libro e dovevo imparare a creare personaggi riconoscibili, soprattutto ero alla ricerca di emozioni da imprimere su carta come valvola di sfogo; in secondo luogo, perché volevo lanciare dei messaggi in codice a una persona.

Scriverebbe un seguito o un libro sulla stessa tematica?

“Morte di Stato” fa parte di un ciclo letterario denominato “EuropaSeries”. L’intento è quello di scrivere storie autoconclusive, con tempi e protagonisti differenti. Se si realizzerà, potrebbe definirsi una serie antologica. Più che dar vita ai personaggi, amo creare il contesto. E quindi, partendo da quello di “Morte di Stato”, di un regime federale unito sotto la bandiera europea, immaginare come potrebbe evolvere.

Le canzoni utilizzate fanno parte della sua colonna sonora personale o sono state scelte in modalità random?

Assolutamente. Senza musica non riesco a scrivere (è più forte di me!) e in base a ciò che devo scrivere scelgo le tracce da ascoltare. Purtroppo, in alcuni casi, mi sono dovuto limitare a inserire solo i titoli dei brani che idealmente fanno da colonna sonora a un determinato momento interattivo della storia. Non sono Stephen King e non posso permettermi le licenze. A chi leggerà il capitolo 31 consiglio di ascoltare in contemporanea “Zombie” dei “The Cranberries”, mentre il finale di “Morte di Stato” è calcolato sul minutaggio del brano scelto, del quale non anticipo nulla!

Le illustrazioni del libro sono esplicative e particolari, le ha realizzate lei?

Sì, e spero le siano piaciute! Lo stile che ho scelto è orientato a quello nipponico dei manga. A dir la verità credo di essere scarsino, ma ammiro molto il disegno giapponese e il mondo dell’animazione contemporaneo portato avanti da animatori come Yutaka Nakamura, Hiroyuki Yamashita, Norio Matsumoto e tanti altri. Nel tempo libero scarabocchio volti, con i corpi sono un vero disastro. Ho voluto includere dei disegni per dare un incentivo in più all’acquisto e per far immergere il lettore nel contesto. Ne era previsto uno per ogni capitolo, ma ha prevalso la parte più critica di me che ha spinto a tagliare quelli che ho ritenuto meno riusciti. Alcuni sono colorati in digitale, altri a mano con dei pennarelli Copic che ho acquistato in Brera, a Milano. Tutti realizzati nel giro di 3 mesi, tra lavoro e ultima revisione del testo.

Cosa si aspetta che i lettori provino alla lettura di “Morte di Stato”?

Angoscia, tristezza, rabbia… ma anche gioia, speranza e amore. Ho voluto includere tutta la gamma delle emozioni, un po’ come è la vita. Ma, in particolare, vorrei che accendesse in loro un senso civico e di responsabilità.

Progetti futuri?

Tante questioni in sospeso nella vita di tutti i giorni, se proseguire il percorso lavorativo attuale o cambiare strada. Mi piacerebbe portare avanti la mia prima vera storia, ma mi rendo conto che non sono i tempi migliori per rendere protagonista un immigrato e questo mi rattrista. Meteo permettendo, devo recarmi a Torino e in Liguria per ricerche di natura… letteraria! Per il resto, sto ancora aspettando qualcuno che comprenda la mia anima.

Grazie del suo tempo e dell’attenzione.

Grazie ancora di cuore!

 

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