Morte di Stato, la storia del libro


Terminati i bollettini di Wallace, è giunto il momento di svelare il progetto che c’è dietro. EuropaSeries è un ciclo letterario che intende proporre storie autoconclusive ambientate nello stesso universo narrativo, con protagonisti e tempi differenti.

 

Il primo libro della serie si intitola “Morte di Stato” e il trailer che potete visionare in apertura del post ne riassume le fondamenta.

 

LA TRAMA

Chi non sarebbe felice di andare in pensione a 60 anni? Un giorno, il Governo decide di realizzare il sogno di ogni lavoratore. Non sembra una falsa promessa, è realtà. La verità emerge soltanto dopo: per sostenere le future generazioni, si deve morire a 70 anni.

 

Roma, 2030. I cittadini hanno accettato la riforma. Nicola Balestrieri è un giovane impiegato dell’Agenzia per il Controllo del Cittadino Europeo, ente nato con la costituzione dello Stato Unito d’Europa. Nel ruolo di agente, Nicola è costretto ad accompagnare alla morte suo padre. Una morte di Stato.

 

L’Europa, contaminata dalla nuova ideologia, somiglia sempre più a un brutto passato. Anziani uccisi, malati eliminati, stranieri deportati. Nicola deve decidere da quale parte della Storia vuole stare. Difendere i diritti dei cittadini o essere un fedele servitore dello Stato?

“Morte di Stato” è disponibile in formato Kindle e in edizione cartacea su Amazon. Per coloro che volessero scaricare i disegni contenuti all’interno, in alta definizione e a colori, possono seguire la procedura descritta al seguente LINK.

LA STORIA DEL LIBRO

La prima bozza di “Morte di Stato” risale al 2014. Non esisteva ancora un protagonista, ma erano presenti le basi per molti eventi importanti, compreso un capitolo (il 15, scritto per primo) che rimarrà quasi intatto nel corso delle varie revisioni. Un anno più tardi, arrivato a Milano per lavoro, ho iniziato a dare una forma a quella bozza, motivato da fatti personali.

 

Ne segue una prima revisione, numerosi stravolgimenti, molti invii alle case editrici e troppi silenzi. Passa un altro anno e nel frattempo ho il piacere di far leggere il mio manoscritto a Sergio (Alan D.) Altieri, grazie a una conoscenza in comune, il mio direttore Sonia Lamberti. C’è ancora molto da fare per arrivare a una forma perfetta. In contemporanea scelgo di partecipare alla 30a edizione del Premio Italo Calvino, conscio del fatto che non mi presento con un genere adatto e soprattutto con uno scritto acerbo. Inizia l’attesa, e nel frattempo altri invii, altre ricerche, altre idee, altri aggiustamenti. E gli immancabili silenzi.

 

Il Calvino annuncia i 9 finalisti e io non sono tra loro. In fondo lo sapevo, anche se ci avevo sperato, come tutti gli altri 700 e oltre candidati. Sergio (Alan D.) Altieri muore prematuramente senza esserci potuti incontrare di persona (alternavo – e alterno tuttora – la mia vita tra Milano e Ascoli Piceno) e soprattutto senza poter avere indietro il manoscritto corretto con le sue intuizioni. Mi rimangono semplicemente i suoi consigli, le sue dritte, dette al telefono.

 

È una battaglia che il destino sembra voler vincere a tutti i costi, un po’ come accade nel libro. Mi rifugio in montagna, in Trentino, dove cerco di staccare la mente. Arriva il giudizio del Premio Calvino, attraverso il Comitato di Lettura, e ciò che è riportato nella scheda di due pagine mi incoraggia a non abbandonare tutto, a continuare, che manca soltanto il giusto tocco. Che, in fondo, un futuro autoriale c’è.

 

Torno sul manoscritto e mi rendo conto che non ho più tempo. Colpevolmente, il romanzo è ambientato in un futuro fin troppo prossimo e rischia di trasformarsi in un “alternate history”. Slitto la storia principale di 6 anni – passando dal 2024 al 2030 –, riscrivo interi capitoli, applico tutti i suggerimenti del Calvino e di Sergio. Infine, mi rivolgo a Domenico Russo per un secondo editing professionale che limi tutte le imperfezioni, come i dialoghi innaturali e gli allineamenti temporali.

 

A Milano lavoro 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana; torno a casa e scrivo, poi correggo e riscrivo ancora. L’umidità e il caldo estivo peggiorano il tutto. Inizio a costruire un sito web senza la minima esperienza informatica e a pensare a un nome per la serie che verrà associata al libro. Procedo poi alle idee di marketing, e con il mio amico doppiatore Carlo Burigana registriamo 10 bollettini che facciano da preambolo al romanzo e realizziamo un trailer che possa pubblicizzarlo al meglio. Infine, decido di applicarmi nell’altra mia passione, il disegno: l’obiettivo è cercare di coinvolgere di più il lettore e fornire un extra, un incentivo all’acquisto.

 

“Morte di Stato” è finalmente realtà. Tra mille difficoltà, la tabella di marcia viene rispettata e tutti gli elementi associati (dall’editing al sito, passando per i disegni e i bollettini) si incastrano nel puzzle.

 

È un romanzo autopubblicato, ma che nella cura del testo ha poco da invidiare ad altri prodotti messi in vendita da piccole case editrici. Dietro c’è tutta la passione per restituire un libro che valga la pena di essere letto dall’inizio alla fine. Non considero “Morte di Stato” un romanzo di serie B così come non lo considero un capolavoro. Non sarò un Camilleri, Saviano o una Rowling… ma sono felice della resa finale e di ciò che mi ha spinto in questa avventura.

 

Buona lettura, a chi oserà tentare di scoprire un possibile futuro.

 

«La costruzione di un mondo futuro appare intelligentemente critica, tante riflessioni sono condivisibili e la trama in generale è ben gestita e capace di “prendere” il lettore sul piano degli eventi come delle emozioni.» (Comitato di Lettura del Premio Italo Calvino – 30a edizione)

[Acquista “Morte di Stato” su Amazon]

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